Elaborazione del Piano di Emergenza per aziende ai sensi del D.Lgs. 81/08
Richiedi Preventivo GratuitoIl Piano di Emergenza mette per iscritto, prima che serva, come si affronta un evento grave che renda necessaria l'evacuazione: chi dà l'allarme, quali percorsi si seguono per lasciare l'edificio, chi chiama i soccorsi e chi verifica che fuori ci siano tutti. Insieme al Piano vanno le planimetrie, che segnano le vie di esodo e la posizione degli impianti.
Diventa obbligatorio quando in azienda lavorano almeno dieci persone, quando il locale è aperto al pubblico e accoglie più di cinquanta presenze contemporanee a prescindere dal numero dei dipendenti, oppure quando l'attività rientra fra quelle soggette ai controlli dei Vigili del Fuoco. Basta una sola di queste condizioni perché l'obbligo ci sia.
A predisporlo è il Datore di Lavoro, che resta il titolare dell'obbligo. GDM ti assiste nella compilazione a norma di Legge e lo scrive con te: tu lo approvi e lo firmi.
Se la tua azienda è a San Mauro Torinese, ci trovi a Chivasso, in Via Edoardo Calandra 5, a 15 minuti da te.
Cosa facciamo concretamente per te:
Nell'ottobre del 2000, fra il 13 e il 16, il Po esondò e interessò l'abitato di San Mauro, insieme ad altri centri che sorgono lungo la stessa asta del fiume, fra cui Chivasso e Trino. Sul territorio del comune le unità locali che il censimento del 2011 colloca in area allagabile sono 644 su 1.462, quasi una su due. Se la tua azienda si trova in una di quelle zone, il Piano deve prevedere anche lo scenario dell'acqua che sale nei locali, con percorsi di esodo e un punto di raccolta pensati per quella evenienza, oltre alle procedure che riguardano un incendio o un altro evento interno.
Per il servizio Piano di Emergenza sul Lavoro (PEM) a San Mauro Torinese, il riferimento GDM è la sede di Chivasso in Via Edoardo Calandra 5.
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Il numero nasce dall'incrocio fra le unità locali del Censimento ISTAT 2011 e la mosaicatura del 2020 delle aree a Rischio alluvione, costruita dalle Autorità di Bacino Distrettuali secondo gli scenari del D.Lgs. 49/2010, il decreto che recepisce la Direttiva Alluvioni europea. Il risultato distingue più scenari di probabilità, dal più raro al più frequente, e il numero che ne esce conta le attività che ricadono dentro quei perimetri.
Dipende da dove si trova l'edificio, più che dall'essere nel comune. Il dato del censimento riguarda il territorio comunale nel suo complesso: se la tua azienda è lontana dal fiume e fuori dalle zone perimetrate dalle Autorità di Bacino, il Rischio la riguarda in misura diversa. Se invece rientra in una delle zone mappate, il Piano di Emergenza deve includere anche questo scenario fra le situazioni da affrontare, con percorsi di esodo pensati anche per l'acqua che sale nei locali, oltre che per un incendio. Il sopralluogo serve anche a stabilire in quale dei due casi si trovi la tua sede.
Il Piano deve riportare il numero di addetti che lo attuano e lo controllano, e di quelli che assistono l'evacuazione, fra gestione delle emergenze, evacuazione, lotta antincendio e primo soccorso. Il numero giusto lo determinano l'azienda e i suoi turni, non una tabella. Se lavori su tre turni servono persone formate su ciascuno, e se una sola copre due ruoli va verificato che possa farlo davvero nello stesso momento. Nel sopralluogo il conteggio si fa insieme, con la pianta dei locali e gli orari dei turni davanti.
I fattori da riportare sono le caratteristiche dei locali con le vie di esodo, il modo in cui l'allarme viene rilevato e diffuso, quante persone sono presenti e dove stanno, chi fra i Lavoratori è esposto a Rischi particolari, quanti sono gli addetti che attuano il Piano e assistono l'evacuazione, e che informazione e formazione hanno ricevuto i Lavoratori. È l'ossatura minima. Su un'azienda con più sedi, turni serrati o lavorazioni particolari il documento cresce di conseguenza, e il sopralluogo serve a capire di quanto.
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